900 – Il Secolo Breve

Norman Ernest Borlaug
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20 settembre 2017
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29 agosto 2017

900 – Il Secolo Breve

900

900

900 - Il Secolo Breve La definizione di “Secolo breve” attribuita al ‘900 trae origine al 1994, allorquando lo storico e scrittore britannico Eric Hobsbawm pubblicò un’opera, che poi diventerà pilastro portante del dibattito storiografico sulla contemporaneità: “Il secolo breve”, appunto.
Proprio in essa si riscontrano gli elementi motivanti l’adozione della citata definizione. Vengono presi come punti limite e come spartiacque storici del ‘900 la prima guerra mondiale (1914) e il crollo dell'Unione Sovietica (1991).
Questi due estremi racchiudono un'epoca fondamentale della recente storia dell'umanità e rappresentano fasi di passaggio molto violente e rapide. Con la Grande Guerra, l'umanità fu profondamente toccata dalle proporzioni del conflitto e dalle sue implicazioni sociali e culturali, mentre con la caduta del muro di Berlino e le sue dirette conseguenze si chiuse l'era della guerra fredda: un intero sistema di equilibri mondiali, di sfere d'influenza si infranse lasciando il campo libero all' "egemonia democratica" degli Stati Uniti e proiettando il mondo verso il terzo millennio, verso una nuova fase della storia.
Il ‘900 è definito il "secolo breve" sia per questa sua particolare collocazione temporale all'interno delle due date fatidiche sopraccitate, sia per l'incredibile densità di eventi che lo caratterizza. Infatti, la trama storica del XX secolo è fittissima di dati e dettagli; inoltre risulta essere veloce, perciò breve, per gli enormi progressi tecnologici, sociali, politici ed economici che l'umanità ha compiuto.
Per Hobsbawm il secolo breve si contraddistingue per i disastrosi fallimenti del nazionalismo, del comunismo e del capitalismo. Lo storico inglese offre un commento scettico e disincantato circa il progresso e la capacità di fare predizioni sul futuro, non mancando tuttavia di formulare alcune opinioni sull'avvenire e alcune tendenze emerse alla fine della guerra fredda. Benché l'oggetto della trattazione sia il periodo che va dal 1914 al 1991, l'autore dichiara subito che l'obiettivo «è quello di comprendere e spiegare perché le cose siano andate in un certo modo e come i fatti si colleghino tra loro»
Hobsbawm divide il secolo nelle seguenti distinte fasi:
una prima fase, definita Età della catastrofe, dal 1914 al 1945, paragonabile al periodo della guerra dei trent'anni, col primo e il secondo conflitto mondiale e le crisi che li accompagnarono e seguirono, caratterizzata dal dissolvimento di tutti gli Imperi millenari (russo, tedesco, austriaco e ottomano); una seconda fase, detta Età dell'oro, dal 1946 al 1973, con la definitiva fine del colonialismo, le scoperte in campo medico, scientifico e tecnologico, la crescita dell'economia basata tanto sul capitalismo e su una politica di liberismo di stampo occidentale quanto sul sistema economico sostenuto dal comunismo (boom economico);
una terza ed ultima fase, definita la Frana, individuata essenzialmente negli anni che vanno dal 1973 al 1989, anno della caduta del muro di Berlino (9 novembre), e poi al 1991 (o, al massimo, a un paio di anni dopo) con il dissolvimento dell'URSS sancito il 26 dicembre di quell'anno e la conseguente fine della guerra fredda e delle ideologie politiche totalitarie.
Con la prima guerra del Golfo alle porte, le avvisaglie di una prossima ventura questione islamica, le continue e mai sopite tensioni in Medio Oriente nonché i numerosi focolai di guerra in varie parti del globo, il secolo breve, per Hobsbawm, «è finito in un disordine mondiale di natura poco chiara e senza che ci sia un meccanismo ovvio per porvi fine o per tenerlo sotto controllo».