Marco De Masi – Illustration and Concept

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Marco De Masi – Illustration and Concept

Vi presentiamo Marco De Masi, giovane illustratore e grafico, che qui su Graphic Habitat ci racconta meglio il suo modo di lavorare, da sempre contaminato da ciò che lo circonda e che ogni giorno cambia verso nuovi obiettivi, attualmente incentrati, come ha dichiarato lui stesso durante l’intervista, sul ritornare al disegno cartaceo per riscoprire tutte le tecniche di disegno e colorazione che l’hanno appassionato dall’inizio.
pool party for picame
- Marco, impossibile non notare come il tuo stile e i temi da te trattati siano notevolmente cambiati durante la tua carriera, sinonimo forse di una maturazione personale e artistica come risultato finale del tuo processo di crescita. Tu come spiegheresti questa evoluzione e, in base alla tua personale esperienza, cosa ti senti di consigliare a qualcuno che è in cerca del proprio stile personale?
Si, si cresce, è un evoluzione naturale, può sembrare un salto avventato passare da quello che era il mio precedente stile, un po’ macabro, ad un linguaggio più pulito e grafico. E’ stato un percorso che ho fatto da solo, motivato dal fatto che volevo avvicinarmi ad un tipo di mondo con un determinato carattere, ho cercato di capire dove andare a parare con il lavoro che volevo svolgere, mi sono adattato ai tempi e ho cercato di fare del mio.
gonna keep on grinding
L’anno scorso avrei potuto dire che il mio obiettivo era cercare un linguaggio che accomunasse tutti i miei disegni e i miei concetti in quanto ero irritato dal fatto che non avessi una mia riconoscibilità, mi imponevo dei paletti già prima. Adesso invece tutto quello che so fare lo amalgamo, dal vettoriale, all’iperreale, allo sketch, al super dettagliato, va bene, quello sono sempre io.
Per quanto riguarda il cercare un proprio stile, in realtà non sono molto adatto a chiedere questo tipo di consiglio, sono ancora io alla ricerca di un mio stile e un mio linguaggio, non mi piace nemmeno fossilizzarmi con lo stesso stile, anche quando penso di aver trovato quello giusto, il mio, il giorno dopo magari mi ritrovo a cambiare tutte le carte in gioco, sono sempre in fase sperimentale diciamo.
Il mio consiglio è di non cercare il proprio stile ma con quest’ultimo cercare di capire come poter fare tutte le cose che si hanno in mente. Lo stile è un mezzo, non dev’essere un fine (e con esso la ricerca dello stesso).
corner pt 2
- Cosa influenza di più la tua creatività? Quali sono le tue fonti d’ispirazione?
Veramente di tutto, dalla passeggiata del cane, i film, la musica, mi piacciono molto i manifesti vintage. Metto in correlazione tutto, anche cose che non centrano tra di loro. Io lavoro tutto il giorno, tutti i giorni, così la probabilità che balzi fuori una buona idea è più alta. Ho in mente una frase, una citazione “l’ispirazione è per i dilettanti, i professionisti si siedono e lavorano” (Harvey Mackay). Questa è più o meno una frase che mi ha illuminato, trovo sia vera.
- Come organizzi il tuo lavoro e come si compone il processo creativo dietro a una tua opera?
Questa è una domanda difficile. All’apparenza sono un maniaco, del tipo che la penna deve stare inclinata di un tot rispetto al piano di lavoro (ahahaha) ma in testa… è un caos! Solo adesso sto cercando di affinare un processo tecnico più sensato ed “ermetico”. E’ una sfida contro me stesso, mi spinge la volontà interiore che ho di andare oltre le miei capacità.
- Cosa pensi dei tuoi contemporanei e del mondo dell’illustrazione attuale?
Non penso molto a giudicare il lavoro altrui, probabilmente si potrebbe dire che sono un egoista, non mi dispiace. Non posso distrarmi con gli altri, il continuo guardare cosa fanno gli altri rischia di annullare il valore del momento. Sto cercando di scrollarmi tutto il superfluo di dosso e in questa selezione “naturale” sono previsti anche gli altri, inteso come fonti di distrazione.
Il fatto che ci si possa interfaccia con chiunque nel mondo, al giorno d’oggi, è una continua fonte di distrazione ed inoltre, ti pone dei limiti errati, perché tu rischi di darti un obiettivo che non è il tuo e perdi tempo perché guardi esternamente, filtrato da un social, la vita di un altro e non riuscirai mai a capire veramente quale processo sia avvenuto affinché quella persona facesse quella determinata cosa (e disegnasse quell’illustrazione).
Written by Maya Pallara