Uomo e Antropocene – Le conseguenze.

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DDT – Insetticida
20 settembre 2017
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Laura Conti
20 settembre 2017

Uomo e Antropocene – Le conseguenze.

Antropocène s. m. – Termine divulgato dal premio Nobel per la chimica atmosferica Paul Crutzen, per definire l’epoca geologica in cui l’ambiente terrestre, inteso come l’insieme delle caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche in cui si svolge ed evolve la vita, è fortemente condizionato a scala sia locale sia globale dagli effetti dell’azione umana. Non essendo un periodo accolto nella scala cronostratigrafica internazionale del tempo geologico (secondo i dettami dell’ICS, International commission of stratigraphy), l’A. si può far coincidere con l’intervallo di tempo che arriva al presente a partire dalla rivoluzione industriale del 18° sec., ossia da quando è iniziato l’ultimo consistente aumento delle concentrazioni di CO2 e CH4 in atmosfera. In questo periodo l’impatto dell’uomo sugli ecosistemi si è progressivamente incrementato, veicolato anche da un aumento di 10 volte della popolazione mondiale, traducendosi in alterazioni sostanziali degli equilibri naturali (scomparsa delle foreste tropicali e riduzione della biodiversità, occupazione di circa il 50% delle terre emerse, sovrasfruttamento delle acque dolci e delle risorse ittiche, uso di azoto fertilizzante agricolo in quantità superiori a quello naturalmente fissato in tutti gli ecosistemi terrestri, immissione in atmosfera di ingenti quantità di gas serra ecc.).
L'aumento rapido dei gas a effetto serra (GHG, greenhouse gas) è probabilmente l'elemento che definisce meglio l'inizio della nuova era, che si può collocare all'incirca verso la metà del 20º secolo, anche se il dibattito rimane aperto circa l'identificazione di una data precisa. Negli ultimi decenni, la crescita abnorme dei consumi di gran parte della popolazione terrestre ha prodotto gravi effetti sul nostro pianeta con conseguenze potenzialmente catastrofiche per il futuro di tutte le specie viventi. Tali effetti sono oggetto già da vari decenni di studi, rapporti di ricerca e pubblicazioni di alto impatto che hanno coinvolto quasi tutte le discipline scientifiche. Purtroppo però tutta questa abbondanza di studi ha fatto capolino solo in modo intermittente sui mezzi di comunicazione di massa e nelle reti sociali, spesso ostacolata e contraddetta dalla visibilità istrionica di pseudo-scienziati portavoce, riconosciuti o meno, delle lobbies petrolifere e dei combustibili fossili. Dato tale pervasivo vuoto di informazione, non c'è da sorprendersi che il pubblico sia più orientato a crucciarsi per i prezzi di consumo dell'energia elettrica piuttosto che a chiedersi come ridurre le emissioni. Oggi mancano gli strumenti e la volontà di mostrare a tutte le popolazioni cosa si debba fare in pratica per contribuire a ridurre i cambiamenti climatici.
Raggiungendo livelli sempre più alti, l’aumento costante dei gas serra, accoppiato alla diffusione della fratturazione idraulica (fracking), è in grado di produrre un impatto incontrollabile, minacciando la continuità stessa della vita sulla Terra.
Solo pochi giorni fa, i risultati di una ricerca scientifica appena pubblicata sulla prestigiosa Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America (PNAS) confermano in termini ancora più catastrofici l'imminenza della 'sesta estinzione di massa' nella storia del pianeta. Si parla di "biological annihilation" (annientamento biologico) rivelando come miliardi di animali siano già stati eliminati negli ultimi decenni, conseguenza diretta e indiretta dell'attività umana. Come se non bastassero gli allarmi che ci giungono da tutti i fronti, le ricerche confermano un'unica tendenza: l'impatto del consumo di massa promosso dal neoliberismo imperante sta alterando la superficie terrestre in maniera irreversibile, fino a cambiare lo stesso suolo su cui poggiamo i piedi (poche volte invero perché usiamo prevalentemente mezzi di trasporto).
Nel corso dell'ultimo secolo, con l'uso generalizzato dell'automobile, ci si è adagiati sullo sfruttamento dei combustibili fossili attraverso un aumento massiccio dei consumi, promuovendo inoltre una divisione internazionale del lavoro tra regioni destinate all'estrazione e altre destinate all’industrializzazione. Questo modello è stato responsabile non solo di un aumento senza precedenti delle emissioni di CO2, ma anche di un processo a senso unico di omogeneizzazione culturale, a seguito del quale mai prima d'ora così tante persone hanno assunto abitudini di consumo originariamente proprie delle vecchie élites occidentali.